I.C. Roberto Castellani  Archivio : Dall'origine dell'Universo all'origine dell'Uomo  L'ipertesto  L'evoluzione dell'Uomo

L'evoluzione dell'Uomo

La storia dell' uomo è ancora  costellata di punti interrogativi perché ancora i ritrovamenti sono assai scarsi e, soprattutto, di non facile interpretazione. In base ai ritrovamenti fino ad ora compiuti, la  storia evolutiva dell'uomo è stata più volte riveduta e modificata e, ancora oggi, non tutti gli studiosi sono d'accordo su quali siano stati i nostri antenati. Limitiamoci dunque a parlare degli ominidi, i nostri parenti più vicini...

I  resti del più antico ominide sono stati ritrovati recentemente in Etiopia; si tratta di Ardipithecus ramidus , vissuto diversi milioni di anni fa; aveva  un viso dai caratteri scimmieschi ma già bipede, con arti inferiori. bacino e colonna vertebrale specializzati per la stazione eretta. Prima di questo ritrovamento, gli unici ominidi conosciuti, oltre all'uomo, erano gli  australopitechi. Questi vissero  tra i  3,7 e 1,2 milioni di anni fa, dunque su un lungo arco di tempo. Nonostante molte diversità, essi presentono alcune caratteristiche comuni che possiamo cosi  riassumere nei cinque aspetti  seguenti.   

A queste conclusioni si è potuto giungere grazie a una serie di ritrovamenti, i più  importanti dei quali sono le impronte di Laetoli e lo scheletro di Lucy. Le prime, trovate in Tanzania, risalgono a circa 3,7 milioni di anni fa e dimostrano con sicurezza che già   a quei tempi i nostri antenati erano in grado di camminare in posizione eretta. Il secondo ritrovamento, avvenuto in Etiopia, è davvero eccezionale perché si tratta di buona parte dello scheletro di un giovane donna di australopiteco, classificato come  Australopithecus afarensis, vissuta 3 milioni di anni fa. Secondo alcuni studiosi l'uomo si sarebbe evoluto proprio da Australopithecus afarensis, la più antica delle diverse specie di australopitechi che sono  state identificate.

Impronte Laetoli scheletro di Lucy ricostruzione di Lucy
Impronte di Laetoli Lucy  (lo scheletro ritrovato) Lucy  (la ricostruzione)

Il più antico fossile di ominide classificato come Homo ha circa 2,2 milioni di anni: si tratta dell'Homo abilis, detto così perché  insieme alle sue ossa sono stati ritrovati rudimentali utensili in pietra, che denotano la capacità di costruire ed utilizzare strumenti. Homo abilis era praticamente contemporaneo degli australopitechi ma rispetto a loro aveva un cervello più sviluppato (600-800 cm3) ed era completamente bipede, in quanto aveva perso la capacità di arrampicarsi. Dallo studio della dentatura si è poi dedotto che questo nostro antenato era abituato a mangiare carne e dall'analisi dei reperti archeologici sappiamo che inizialmente si nutriva di carogne abbandonate dai predatori e che solo successivamente aveva imparato a cacciare. Alla capacità di procurarsi carne e di usare gli strumenti, si sono aggiunti:

- la capacità di costruire strumenti, grazie anche al pollice opponibile

- lo sviluppo di un'organizzazione sociale

- lo sviluppo del linguaggio, cioè di un sistema di comunicazione

- l'aumento del volume cerebrale.

Homo abilis rimase sulla scena per centinaia di migliaia di anni. Circa un milione e mezzo di anni fa fece la sua comparsa l'Homo erectus : egli era onnivoro, sapeva usare il fuoco, viveva nelle caverne e probabilmente aveva già un'organizzazione familiare. Aveva un cervello più sviluppato (800-1200 cm3) e soprattutto sapeva articolare dei suoni.

Le ultime tappe dell'evoluzione sono rappresentate dall'Homo sapiens (Uomo di Neandertal) e Homo sapiens sapiens (Uomo di Cro-Magnon). Il primo aveva notevole capacità cranica, addirittura superiore alla nostra (1300-1600 cm3, viveva nelle caverne, aveva sviluppato una forma di linguaggio parlato, andava a caccia e lavorava la selce per costruire utensili, ma soprattutto (è questa la novità) praticava il culto dei morti. Il secondo aveva una capacità cranica di 1600 cm3 e un'altezza notevole (180 cm); aveva inoltre sviluppato notevoli capacità artistiche e un sorprendente gusto estetico, come dimostrano gli affreschi trovati in Francia e Spagna.

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