Non èmai troppo tardi...per educare a pensare
Progetto di intitolazione della scuola Primaria di Iolo al maestro Alberto
Manzi
Progetto delle classi quinte
Le insegnanti delle classi quinte hanno progettato un percorso che è partito
dalla conoscenza della biografia di Alberto Manzi. Nel mese doi ottobre gli
alunni hanno visitato una mostra su Manzi, allestita a Carpi in occasione
del "Festival della Filosofia". In seguito hanno scelto di approfondire il
pensiero del Maestro attraverso la lettura di un suo testo di narrativa per ragazzi
intitolato Gugù.
La lettura in classe del libro ha dato spunto a molte interessanti riflessioni sul pensiero di Alberto Manzi, oltre ad essere uno
stimolo alla conoscenza e alla riflessione su tematiche molto importanti relative ai diritti dei minori,
così come sanciti dalla Convenzione Onu del 27/05/1989 .
Ogni capitolo del libro è stato diviso in sequenze poi illustrate graficamente dagli alunni.
Qui di seguito vi mostriamo alcuni dei lavori reaizzati, relativi al riassunto dei primi due capitoli del libro e
alle relative illustrazioni realizzate dai ragazzi. Per vedere i disegni dei bambini cliccate sul testo sottolineato.
GUGU'
Capitolo 1
Tre bambini di strada di nome Nuno, Miguel, Maquita entrarono di nascosto nel
giardino di una casa.
Nella casa videro un signore che stava leggendo il giornale. La cameriera gli
portò un vassoio con del cibo fumante. L'uomo, dopo averne assaggiato un boccone,
le disse per tre volte che era salato, quindi le
ordinò di dare quella cena al cane.
I bambini si nascosero dietro un cespuglio;
La
cameriera portò fuori il vassoio con tre cucchiai e lo lasciò su una colonnina.
I bambini presero il cibo e incominciarono a mangiare ignorando i cucchiai,
non avevano mai assaggiato qualcosa di così caldo e buono. Dopo aver mangiato
decisero di entrare in una baracca che c'era nel giardino, mentre si trovavano
lì arrivò un cane che si dimostrò molto buono e affettuoso
con loro.I bambini trascorsero la notte al coperto
e il mattino seguente Miguel si svegliò per primo.


Non vedendo più vicino
a sé il cane, lo cercò nel giardino e così scoprì una vasca di pesci rossi.
Provò a prenderne qualcuno, non ci riuscì, ma si divertì moltissimo. Era la
prima volta che giocava in quel modo. Mentre andava a chiamare i suoi amici
vide che sulla colonnina c'era un altro vassoio con delle fette di pane e del
formaggio. Lo prese e lo portò nella baracca dove i suoi amici si stavano svegliando.
Dopo che tutti avevano mangiato scavalcarono il muro del giardino di quella
casa. Quando furono in strada lasciarono un segno per poter ritrovare la casa
e tornarci di buio quella sera stessa.
Capitolo 2
Gugù, un vecchio signore era considerato un po' "scemo" da tutti i bambini che
vivevano in strada. Questo perchè se ne andava per le strade della città insieme
al suo cane, anche lui considerato "scemo" come il padrone, e si dimenticava
sempre la sua borsa piena di cose da mangiare e puntualmente la ritrovava vuota.
Quel giorno Gugù aveva con sè la borsa e molti pennelli e barattoli di vernice.
Si fermò davanti ad un muro e molti bambini gli andarono intorno. Lui prese
un carboncino ed iniziò a disegnare il mare con una gigantesca balena e molti
altri pesci.
Poi chiese ai bambini di aiutarlo a colorare il disegno. Loro da
principio non sapevano come fare, ma dopo alcuni tentativi e la fiducia che
Gugù riusciva a trasmettere loro, completarono il disegno. I bambini chiesero
a Gugù di fare il gioco del "beccafico" e lui acconsentì.
Tutti si misero in
cerchio, a turno venivano acchiappati e Gugù gli ficcava in bocca un pezzo di
mela, una ciambellina o qualsiasi altra cosa da mangiare che aveva nella sua
borsa. Quella sera Maquita, Miguel, Nono e Zimbo, un nuovo amico, ritrovarono
la casa e scavalcarono di nuovo il muro del giardino. Videro nella baracca la
luce accesa, vi entrarono e trovarono su un tavolo un vassoio di cibo. Poi videro
tre sacchi pieni di paglia e ci fecero un letto sul quale passare la notte,arrivò
anche il cane che rimase a dormire con loro. Il mattino seguente trovarono del
latte caldo e del pane per colazione. Non erano mai stati così felici.
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Alberto Manzi